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Nino Taranto E-mail
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Nino Taranto
di Giulio Iervolino

“Sono nato il 28 Agosto 1907, a casa mia si cantava spesso e imparai a cantare molto presto e con grande piacere. Tutto merito di mio nonno, di cui porto il nome. Il nonno materno. Si chiamava Antonio Salomone ma tutti lo chiamavano ‘sciamissa’, che significa soprabito, perché faceva il sarto ed era bravo a fare i cappotti.” Così comincia il racconto della vita del grande attore, il mito del teatro napoletano: Nino Taranto. Tutti lo abbiamo amato ed applaudito nei suoi lavori teatrali con la bravissima Luisa Conte, oppure nei tanti film girati con Totò e nelle sue bellissime performance da attore drammatico nei film di Mario Soldati e di Luigi Zampa. Per tutta la vita Taranto ha cantato Napoli con le macchiette, le canzoni di giacca che sono quelle drammatiche, e nella grande rivista che lo ha visto con Anna Fougez, Titina de Filippo, Dolores Palumbo, Tecla Scarano e tantissime altre dive del tempo.  Ma forse il grande pubblico lo ricorda meglio nei film di Totò dove non solo è stato una ineguagliabile spalla, ma ha dimostrato tutta la sua bravura interpretando personaggi che solo ad un disattento e ingenuo spettatore possono sembrare ‘facili’, ma che invece si accrescono sempre della sua personale esperienza nell’arte scenica, acquistando così spessore e grande dignità artistica. Continua Taranto: “Il teatro che mi ha dato di più? Forse quello di Viviani. L’ho amato sempre. Da ragazzo quando non lavoravo, frequentavo tutte le sale. Ma preferivo tra tutti gli spettacoli quello di Viviani. Andavo alle sue prime al teatro Umberto. Era un vero pallino, e già sognavo di metterlo in scena. Quando finalmente ho potuto scegliere l’ho interpretato con una passione enorme. Mi sono impadronito dei suoi personaggi meravigliosi come se fossero stati scritti per me. Grande entusiasmo ma anche un enorme rispetto. Viviani era per me come un padre che amavo e a cui volevo forse assomigliare. Per questo voglio tanto bene a Luisa Conte; è una grande attrice, popolare e piena di intuito, nel suo Sannazaro e con lei ho potuto interpretare personaggi bellissimi usciti dalla penna di questo nostro grande autore.”
Nino Taranto, l’Isaia di “Dove stà Zazà”, nacque in una casa di Vico Canalone a Forcella una delle zone più antiche di Napoli; Il suo primo palcoscenico fu quello del teatro Centrale il cui impresario era Antonio Adamo detto ‘Donn’Antonio l’allimmatore’ perché ‘limava’ le paghe degli artisti. Fino al 1920 continuò a cantare nei teatri più popolari di Napoli come lo STELLA, il CENTRALE, la FENICE, il REALE. A 19 anni fu segnalato dai duettisti Sinaz ed ottenne un contratto di 13 giorni al teatro APOLLO di Milano; nello stesso in cui recitavano Petrolini e Gino Franzi.  Intanto la sua famiglia si era trasferita da vico Canalone a vico Carbonara e qui Nino si innamorò di Concettina Ravasco che divenne poi sua moglie.  A ventuno anni, nel 1928 entrò col ruolo di primo attore, nella compagnia di sceneggiate di Cafiero e Fumo, fu poi con Regina Nella e Vincenzo Scarpetta; in seguito non esitò a partire per gli Stati Uniti per recitare davanti al pubblico italo americano.  Già famoso, entrò nel ’32 a far parte della compagnia di prosa diretta da Ernesto Murolo, e fu in quel periodo che il proprietario del teatro “Umberto”, che precedentemente non l’aveva voluto scritturare, venne a pregarlo di trasferirsi a Roma. Nacque poi la compagnia “Scarano-Taranto” con la direzione di Frasca.   Fra il ‘36 ed il ‘40 fece compagnia, riservando sempre uno spazio alla canzone napoletana, con Titina de Filippo e portò in scena due riviste rimaste memorabili: FINALMENTE UN IMBECILLE e SEMPRE PIU DIFFICILE scritte da Nelle e Mangini.
Nel ‘41, da capocomico scritturò Lucy D’Albert, Lilli Nicos, Edmea Lari e le sorelle Nava per gli spettacoli di rivista: TUTTO DA RIFARE, APOLLO VA IN CITTA’ e NOI RICCHI; lo spettacolo si apriva con le subrettine che reggevano un cuscino sul quale era messa in bella mostra la paglietta tagliuzzata di Ciccio Formaggio. Dopo l’arrivo degli anglo-americani nel ‘45, Taranto mise in scena a Milano VENTICELLO DEL SUD, una rivista che ebbe il merito di riaprire il dialogo fra meridionali e settentrionali. Nel 1953 Taranto superò una difficile prova dimostrando anche di essere un vero attore drammatico: interpretò il film ANNI FACILI tratto da un romanzo di Vitaliano Brancati e con la Regia di Luigi Zampa. Passato poi al teatro di prosa rappresentò diverse commedie di Giuseppe Marotta, ma non volle mai abbandonare la canzone.
Ha partecipato a sei festival della Canzone Napoletana come presentatore e fu proprio lui, nel 1955, a tenere a battesimo il primo collegamento televisivo dal Teatro Mediterraneo di Napoli: “Sventolate i fazzoletti, dobbiamo farci vedere da tutta l’Italia” gridò, e migliaia di persone teleriprese per la prima volta, si sbracciarono con entusiasmo.
Nel 1967 Nino Taranto, sempre al festival ebbe un successo fuori dal comune; vinse il primo ed il secondo premio ex aequo. L’anno successivo però fu costretto a ritirarsi all’ultimo momento per protestare contro gli anonimi che temevano una sua nuova vittoria e lo minacciavano per telefono.
Spiritoso, arguto ed ottimo cantante Taranto portò al successo i più noti testi di Pisano e Cioffi: Agata, Mazza Pezza e Pizzo, M’aggia curà e quello che diventò il suo cavallo di battaglia Ciccio Formaggio.  Nella casa al Parco Grifeo, Nino Taranto visse gli ultimi anni della sua vita, tra i mobili antichi ed i ricordi dei sacrifici fatti per arrivare al grande e meritato successo, ufficiale riconoscimento della sua arte. Nulla gli è stato regalato, il suo successo è dovuto alla grande professionalità ed all’impegno profuso per raggiungere i massimi risultati possibili. Di qui indugiava volentieri ad ammirare il golfo di Napoli e, come spesso ripeteva, qui soltanto riusciva a sentirsi davvero bene;  fu per questo che non lasciò mai la sua città.
Nino Taranto seppe adeguarsi ai tempi moderni e dimostrò la sua versatilità in tutti i settori dello spettacolo: il teatro, la radio, il cinema e la televisione. La RAI nel 1984 gli dedicò il ‘Nino Taranto Show’, invitando l’Italia intera a celebrare questo grande artista partenopeo del novecento.  Nel 1986 Nino Taranto muore.  Oggi Napoli lo rimpiange esattamente come allora, e lo ama come si può amare il figlio nato dall’amore che egli stesso ha dato alla sua città: perfetto connubio per un vero signore d’altri tempi. Un signore elegante e gentile, sulla scena e nella vita.