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Scritto da Giulio Iervolino   
TOTO’ Tra musica e poesia
di Giulio Iervolino

Franca Faldini nella prefazione del suo libro “Totò l’uomo e la maschera“ edito da Feltrinelli nel 1977 definisce così l’uomo che ha avuto accanto per 15 anni: “Antonio De Curtis in arte Totò, era un Uomo Umano“ Antonio De Curtis è un uomo d’altri tempi, un cavaliere generoso e forte, un umile figlio del popolo napoletano capace di grandi gesti eroici ed è soprattutto il Principe della risata provocata da un atto d’amore per la sua gente.
Come sempre accade in Italia, ormai è tradizione, l’artista è riconosciuto tale soltanto dopo la morte (avvenuta il 15-04-1967); Totò viene quindi “scoperto” dalla critica letteraria e cinematografica, da produttori, attori e registi che fino ad allora lo avevano considerato poco più di un Guitto …
La mimica eccezionale e la genialità apparentemente sconnessa del suo dialogo ne fanno il più grande attore del secolo. Le influenze di Pulcinella, Charlot e del suo maestro Gustavo De Marco, costruiscono il personaggio Totò. Fa sue caratteristiche e particolarità di tipi umani che incontra casualmente e dei quali assume movenze, gestualità ed intercalari. Ha l’abitudine di seguire, per meglio scrutare, tipi che stuzzicano la sua curiosità e la bramosia di conoscenza; sono proprio questi che ritroviamo in molti dei suoi film e dai quali abbiamo ricevuto giovamento per la cura delle nostre ataviche tristezze. La sua nobile generosità è ormai proverbiale e lo pone tra le figure illustri di Napoli e mi piace chiudere, questa piccola ed incompleta presentazione, con una frase che meglio esprime l’intimo di Totò , il quale saggiamente non si è mai preso troppo sul serio:

“Signori si nasce ed io lo nacqui, modestamente”.

In questo piccolo omaggio a Totò non ci sono attori e soprattutto, non ci sono imitatori. Il nostro interesse è per il poeta, per il profondo conoscitore della vita, insomma per l'uomo che è stato Toto'. Non è stato facile scegliere tra la produzione del Nostro artista poiché tutto è di grande qualità, ciò nonostante abbiamo prediletto le piccole cose cercando di cogliere il particolare del suo pensiero. Per noi napoletani Toto' è un parente stretto, una persona con la quale viviamo quotidianamente, in ogni casa di Napoli si può dire che c’è un suo ritratto. Egli rappresenta la nostra memoria storica e il suo modo di sentenziare compendia sapientemente la filosofia del popolo partenopeo.
Così rispose ad un intervistatore che gli chiedeva di parlare della sua esperienza di comico: "Io sò a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l' amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate, alla fine della recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione… Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita".
Tutte le poesie che ascolterete sono tratte dal libro "'A livella" Edizioni Fausto Fiorentino del 1971. Come potete notare, abbiamo avuto cura di scegliere solo quelle molto brevi, perché danno l'impressione di acrostici e più che poesie sembrano pensieri sciolti, riflessioni sulla vita.
Abbiamo cercato così di dare spazio a quelle meno conosciute, quelle che un lettore distratto legge e dimentica; solo attraverso queste piccole poesie si può percepire l’attaccamento di Toto' ai colori, al mare, ai profumi ed alle atmosfere della sua terra.
Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Gagliardi di Bisanzio nasce il 15 Aprile del 1898 al rione Sanità (Quartiere Stella) in una strada (via Antesaecula) dove l'attività principale è quella dei "tronari" cioè i fabbricanti di fuochi artificiali; che a Napoli si chiamano" 'e bbotte ".
Toto' raccontava spesso che il suo quartiere aveva visto i natali anche di Giuseppe Marotta, di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. E parlando di Marotta diceva: “ Per anni e anni Marotta scrisse sempre contro di me, poi interpretai una parte nel film tolto dal suo libro "l'oro di Napoli", e cambiò. Si mise a lodarmi e diventammo amici"
Toto' nasce da un casato nobile ma spiantato completamente, quindi vive la giovinezza da "scugnizzo" e comincia a recitare per seguire una macchiettista della quale si era invaghito. Non è vero quindi, che abbia comprato in seguito il suo titolo nobiliare ed in proposito dirà: "… il mio più bel titolo resta Toto'. Con l'Altezza Imperiale io non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino. Con Toto' ci mangio dall'età di vent'anni. Mi spiego? …" .
Toto' non conosceva la musica. Le sue 50 canzoni sono state composte cercando la melodia con un solo dito sul pianoforte. Aveva un orecchio formidabile. La maggior parte delle sue composizioni è stata inserita nei varietà e nei film. Solo la canzone "Malafemmena" ha avuto un successo talmente grande da oltrepassare i confini dei teatri di posa e quelli nazionali.
Un ottimo esempio della qualità delle sue canzoni è rappresentato da "core analfabeta" che ho estrapolato da un film. E' Toto' stesso che canta accompagnato dalla chitarra di uno dei Fratelli Vezza che rappresentano la "posteggia" napoletana, quella di classe per intenderci.

Toto' ha lavorato nel varietà dal 1913 al 1956 ed è stato anche autore di teatro. Ha scritto molte scenette che ha poi adattato per il cinema Celebre è quella dell'onorevole Trombetta che prende il vagone letto.
Attraverso una ricerca effettuata presso l'Archivio della Censura di Stato, sono state ritrovate molte scenette riportate nel libro di Franca Faldini e Goffredo Fofi; che erano state sequestrate durante il periodo fascista perchè sottoposte a censura. Fra le più belle quelle scritte apposta per Anna Magnani che ammirava moltissimo e con la quale ha lavorato nel varietà per lungo tempo.
Nel 1978 ho musicato una poesia tratta da "‘a Livella" di Toto', ne fui attratto perché mi ricordava le villanelle del '500 napoletano. All'epoca infatti, i poeti amavano molto immaginare di potersi scambiare di ruolo con piccoli animali che oggi definiremmo "domestici", quindi il cane, il gatto, il topolino ed in modo particolare l’uccellino erano spessissimo presi a pretesto per potersi meglio avvicinare metaforicamente alla donna amata, considerando che era impossibile o quasi avere un sia pur fuggevole, contatto fisico.
Tutte queste composizioni cominciavano sempre con lo stesso verso: "si fosse" e la poesia s'intitola: "si fosse n'auciello"

Si fosse n' auciello, ogne matina
vurria cantà 'ncoppa 'a fenesta toja:
"Bongiorno, ammore mio, bongiorno, ammore"
si fosse n' auciello ogne matina

E po' vurria zumpà 'ncoppa 'e capille
e chianu chianu, comme a ‘na carezza,
mme te mangiasse 'e vase a pezzechillo …
si fosse nu canario o nu cardillo.

Totò ha lavorato nel varietà con le più grandi compagnie dell’epoca: basti ricordare Anna Magnani, Macario, Aldo Fabrizi e tutti i migliori Non ci dilungheremo sui film ai quali ha partecipato Toto' poiché sicuramente li conoscete nei minimi dettagli, diremo soltanto che ne ha fatti 120, tra il 1937 ed il 1967, e con i migliori registi del momento. Questi registi erano costretti loro malgrado a lasciare Toto' libero di fare e dire quello che voleva perché l'attore non aveva in alcuna considerazione il copione. Era di grande professionalità e non cominciava a lavorare prima delle ore 14,00 e infatti, era di sera che riusciva a dare il meglio di sé.
Tra i suoi partners (le "spalle") preferiti ci piace ricordare: Mario Castellani, l'Onorevole della famosa scenetta, con lui dai tempi dei primi varietà, Peppino De Filippo e Nino Taranto che con la loro grande bravura hanno contribuito non poco al successo dei film di Toto'.
Dice Totò: "Il comico deve essere antico e "lazziatore" cioè capace di inventare ogni volta lazzi e macchiette inedite e imprevedibili. Per un comico vero il copione non deve contare nulla”, diceva e quando gli chiedevano come facesse a sembrare snodabile come un manichino rispondeva: "La tematica del manichino era quella del teatro delle marionette. Era la storia dell'uomo della strada che per colpa della politica diventa una marionetta. Il personaggio funziona ancora perché è cambiata la realtà della politica, non quella dell'italiano."

Una sua breve poesia si intitola: 'a cunzegna. E' una raccomandazione, il Sole chiede alla Luna di sorvegliare la tranquillità di tutti gli innamorati;


'A sera quanno 'o sole se nne trase
e da 'a cunzegna 'a luna p'a nuttata,
lle dice dinto 'a recchia: "i'vaco 'a casa:
t’arraccumanno tutt'e nnammurate".

Dal finale de "Un turco napoletano":

"Non voglio onori o titoli né diventar Signore,
voglio di questo pubblico restare il servitore