| La Questione Meridionale ed il Brigantaggio Post Unitario - GARIBALDI E L’ “IMPRESA DEI MILLE” |
| Scritto da Giulio Iervolino |
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Pagina 4 di 7 GARIBALDI E L’ “IMPRESA DEI MILLE”Come sia stata possibile l’impresa dei mille è proprio difficile da capire … Un avventura cominciata senza veri piani d’azione, senza obiettivi precisi, è potuta riuscire soltanto perché la vigliaccheria e i tradimenti di alcuni ufficiali borbonici hanno liberato la strada ad un mercenario, Giuseppe Garibaldi, che non ha esitato ad usare qualunque mezzo per raggiungere il suo fine: abbattere il “colosso borbonico” e depredare quanto più possibile. E davvero di un colosso si trattava in quel periodo, Il Regno di Napoli era il terzo stato d’Europa dopo Inghilterra e Francia per ricchezza e tecnologia, e disponeva di un esercito di 120.000 uomini dislocati in tutto il Regno; una storia nazionale di 8 secoli ed una cultura di oltre 3000 anni. Purtroppo però il “colosso” aveva i piedi d’argilla … Queste “debolezze strutturali” erano tutte ben rappresentate nella persona esile e timida di Francesco II, dal popolo detto “Franceschiello”. Il Ministro degli affari sardo Gropello lo descrive al governo piemontese il 18 Gennaio del 1857 e dice tra l’altro: “…la conoscenza pratica degli uomini e delle cose gli fa intieramente difetto … A chi lo vede, appare triste, annoiato e indifferente a tutto … Dicesi che ami molto suo padre, ma che assai più lo tema e gli obbedisca tremando…” Antonio Altieri rincara la dose: “In sostanza, Franceschiello era irresoluto, incerto, timido, bigotto: era insomma la persona meno adatta a fronteggiare le situazioni che stavano maturando: … Ma questo forse autorizzava re Vittorio ad invaderne il regno e a spodestarlo dal trono?” C’era poi anche una totale mancanza di stima che lo perseguitava ovunque in Europa, infatti erano tutti convinti che lo avrebbero potuto facilmente manovrare a loro piacimento. Il suo più grave errore fu comunque di concedere la costituzione che gli era stata espressamente vietata dal padre Ferdinando II; vennero così eliminati legalmente i funzionari fedeli e fu poi paralizzato il popolo attraverso il disarmo legale di una milizia popolare che in stragrande maggioranza era fedele al Re: La Guardia Urbana. La figura di Garibaldi ci è stata tramandata dalla storiografia ufficiale in un modo alquanto discosto dal vero: Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio 1807 da una famiglia di marinai; carattere irrequieto e desideroso di avventura si imbarca giovanissimo come marinaio e intraprende la vita di mare. Nel 1832 è già capitano di un mercantile. A Marsiglia si avvicina alla "Giovine Italia"; nel 1833 si arruola nella Marina Sarda per sobillare gli ambienti ed organizzare un ammutinamento a Genova, ma viene scoperto e condannato a morte in contumacia. Scappa in Sud America e sbarca a Rio de Janeiro dove si impegna in varie imprese di guerra combattendo in Brasile e in Uruguay, accumulando esperienza nelle tattiche della guerriglia che lo forma come condottiero e come stratega. In seguito pratica traffici di ogni tipo, commercia e trasporta di tutto, anche cinesi da schiavizzare, pirateggia nei mari del sud per anni accumulando le ricchezze che gli permetteranno di acquistare mezza Caprera. Repubblicano diventa fortemente anticlericale e rappresenta le idee della sinistra socialista di quel tempo. Nel 1849 partecipa con Mazzini, Pisacane, Mameli e Manara alla difesa della Repubblica Romana. I repubblicani devono cedere alle forze nemiche e Garibaldi abbandona Roma. Durante la fuga perde molti compagni fedeli e Anita l'adorata moglie, infine trova asilo nel Regno di Sardegna. Da queste poche note si comprende che Garibaldi era un avventuriero con una grande smania di guerra e di comando: Un mercenario che non temeva di “giocarsi la faccia” ora per uno stato ora per un altro. Ci verrebbe naturale di chiedere, come mai “L’eroe dei due mondi” che avrebbe “stravinto” tutte le battaglie ingaggiate durante la campagna d’invasione del Regno delle Due Sicilie; in seguito e fino al ritiro avvenuto nel 1880, non riesca più a vincere niente; (a parte forse Bezzecca nel Trentino) e che anzi venga, sempre molto vicino alla vittoria, puntualmente “fermato” dai piemontesi… Garibaldi era alto 1,65, aveva le gambe arcuate e curava molto la sua persona; era biondiccio e pieno di reumatismi, camminava quasi curvo e dovevano alzarlo in due sul suo cavallo. Portava i capelli lunghi, si dice nel sud, perché violentando una ragazza questa gli staccò un orecchio. A Rio de Janeiro si iscrisse alla sezione locale della Giovine Italia. Nel 1836 chiese a Mazzini se poteva cominciare la lotta di liberazione affondando navi piemontesi ed austriache che stazionavano a Rio. Nel maggio del 1837, con i soldi della carboneria, Garibaldi mise in mare una barca di 20 tonnellate per predare navi brasiliane; non a caso fu battezzata Mazzini. Il mito di Garibaldi finisce quando si apprende che la spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a milioni di dollari in moneta attuale. Con tale montagna di denaro poté corrompere generali, alti funzionari e ministri borbonici, tra i quali non pochi erano massoni. Appena arrivato a Palermo, “Don Peppino” saccheggiò il Banco di Sicilia di ben cinque milioni di ducati come fece saccheggiare tutte le chiese e tutto ciò che trovava sulla sua strada. In una lettera Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del pirata Nizzardo: “Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene siatene certo questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa". Era chiaro l'obiettivo della massoneria inglese: colpire il potere della chiesa e con esso scardinare le monarchie cattoliche per asservirle ad uno stato laico per potere finalmente mettere le mani sui nuovi mercati, sulle loro immense ricchezze umane, sulle loro ricche industrie, sulle loro tecnologie, sui loro demani pubblici, sui beni ecclesiastici, sulle riserve auree del Regno delle Due Sicilie, sulle banche. Come poteva vincere Francesco II se il suo primo ministro, Don Liborio Romano, era massone d'alto grado? Nonostante tutte queste incontestabili considerazioni sulla “persona Garibaldi”, ad oggi non c’è città d'Italia che non gli abbia dedicato una piazza o una strada … I MILLE Non si è mai potuto stabilire con precisione il numero dei volontari al seguito di Garibaldi al momento dello sbarco a Marsala. L'elenco ufficiale, compilato nel 1878, comprendeva 1088 uomini e una donna, Rosalia Montmasson moglie di Francesco Crispi, ma sembra che il numero effettivo fosse leggermente superiore. Per la maggior parte le "camicie rosse" (molti erano soldati piemontesi fatti ‘disertare’ e arruolati da Garibaldi) erano lombardi (434, fra i quali un nutrito gruppo di 180 bergamaschi); le altre regioni più rappresentate erano il Veneto (194), la Liguria (156, quasi tutti genovesi), la Toscana (78, in grande maggioranza livornesi), la Sicilia (45, in maggioranza palermitani). Solo pochi indossavano la tradizionale camicia rossa e dal punto di vista sociale i Mille, termine che entrò in uso assai più tardi, riflettevano in parte la composizione delle forze di sinistra: professionisti e intellettuali, artigiani e operai delle città. Era totalmente assente la componente contadina, che pure rappresentava la grande maggioranza della popolazione italiana. La maggior parte dei garibaldini aveva alle spalle una lunga esperienza di militanza cospirativa: alcuni erano veterani della guerra del 1848 e della difesa di Roma e di Venezia, molti avevano combattuto con i Cacciatori delle Alpi nella II guerra d'indipendenza. Alla fine della campagna l'esercito garibaldino arrivò a contare quasi 50.000 uomini. Molti volontari, circa 20.000, che non avevano fatto in tempo ad arrivare a Genova al principio di maggio, raggiunsero Garibaldi in successive spedizioni, organizzate prevalentemente dal Partito d'azione mazziniano, tra maggio e settembre. Altri 25-30.000 erano meridionali che si posero al seguito di Garibaldi durante la marcia da Marsala a Teano. Molto scarso fu invece l'effetto della leva obbligatoria proclamata in Sicilia il 14 maggio; che segnò uno dei più gravi fallimenti del Garibaldi politico e dittatore. Stralci da:"DIARIO D'ITALIA" due secoli di storia giorno per giorno, Il Giornale, 1994 |


