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La Questione Meridionale ed il Brigantaggio Post Unitario - LE CAUSE
Scritto da Giulio Iervolino   
Indice Articolo
La Questione Meridionale ed il Brigantaggio Post Unitario
LE CAUSE
CAUSE REMOTE E IMMEDIATE
GARIBALDI E L’ “IMPRESA DEI MILLE”
CROCCO E GLI ALTRI GENERALI
LE DONNE DEI BRIGANTI
L’EPILOGO
Tutte le pagine


L’Agosto del 1860 vede l’inizio della Resistenza anti unitaria del Mezzogiorno d’Italia in conseguenza dello sbarco dei Mille a Marsala e assume repentinamente l’importanza politica che le sarà sempre negata da una storiografia mendace ed anti meridionale: Infatti gli storici nordisti e sabaudi del tempo hanno volutamente manipolato, nei loro scritti, le reali intenzioni dei cosiddetti Briganti; così i fatti accaduti sono stati abilmente “rigirati” in favore di una ufficialità che doveva coprire le numerose e codarde malefatte agli occhi internazionali che, fin troppo attentamente, seguivano gli avvenimenti. Il Plebiscito del 21 Ottobre 1860, (con il voto esercitato da sole 5.000 persone, a dispetto dei quasi 12.000 aventi diritto e di una popolazione di più di 600.000 anime!), tenta di legittimare la presenza degli invasori ma ottiene soltanto una reazione diffusa che scoppia letteralmente in conseguenza della resa di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto; dove le piazzeforti borboniche hanno opposto una fiera ed eroica resistenza formando riscattanti e profonde radici. I primi episodi di sollevazione popolare si hanno in Basilicata e Calabria: “La tenace resistenza garibaldina sul fiume Volturno, l’invasione dello Stato Pontificio e delle Due Sicilie da parte dell’esercito sabaudo, in spregio delle più elementari norme di diritto internazionale, pongono fine alla prima fase delle operazioni difensive, caratterizzate da una certa unità di azione e di comando” dice Francesco Pappalardo in una conferenza a Madrid.
La repressione spietatamente operata dagli unitari con arresti di massa ed esecuzioni sommarie, fa convergere nelle bande (dette poi Masse) uomini di ogni estrazione sociale civile e militare: Uomini che erano stati soldati dell’Armata Reale; coscritti che si rifiutano di combattere contro i propri fratelli e sotto un'altra bandiera; prigionieri di guerra rimessi molto incautamente in libertà dagli occupanti. La stragrande maggioranza però, è costituita da pastori, montanari e braccianti che rivendicano la promessa garibaldina di dare la terra a tutti e si ribellano all’imposizione di una cultura diversa e contraria ad un - modus vivendi - che perdura da secoli. Moltissime sono le donne che seguono i loro uomini nella guerriglia dei boschi e nei tranelli preparati dai traditori e manutengoli dei piemontesi; saranno proprio questi contadini e le loro compagne ad essere bollati per sempre come BRIGANTI. La grande corruzione e connivenza che alberga tra i politici e i potenti locali e i nobili latifondisti; l’assurdo comportamento di alcuni generali che hanno tradito il Re Borbone impedendo di fatto ai loro soldati di combattere contro Garibaldi; la poderosa spinta clericale che incita alla ribellione,l’assoluta anarchia e la totale mancanza di fiducia determinata dall’assenza colpevole delle istituzioni sul territorio, rendono vani tutti i tentativi di formare un esercito regolare da schierare contro un nemico che non ha neanche dichiarato guerra, in pieno contrasto con il diritto internazionale tra Stati Sovrani. L’invasione è stata preparata con freddo calcolo e con la complicità di altri Stati Italiani e stranieri che miravano, esattamente come Cavour, alle ricchezze economiche, patrimoniali ed a quelle del suolo meridionale; vi basti sapere che il Regno delle Due Sicilie aveva capitali in LIRE/ORO corrispondenti al doppio di tutte le riserve degli altri Stati della penisola uniti assieme! Ciò basterebbe a spiegare l’intervento (a causa della concessione dello sfruttamento delle saline negata da Ferdinando II) della Flotta Inglese che ha impedito a quella Borbonica di contrastare lo sbarco dei Mille a Marsala; potrebbe spiegare come mai al Dittatore sono stati fatti trovare: Uomini, armi, cavalli e tutto l’occorrente per cominciare una campagna militare che altrimenti sarebbe stata impossibile;

1. Perché Garibaldi in terra di Sicilia ha intascato 5 milioni di ducati?
2. E a quale titolo?
3. Perché alcuni Generali Borbonici erano già pronti a tradire o avevano già tradito, Francesco II e verranno in seguito, abilmente e giustamente buggerati dallo stesso Garibaldi?
Queste e molte altre domande ci sarebbero da porre ai “Protagonisti” del tempo ma non possiamo per ovvi motivi entrare troppo nel merito delle singole azioni, da qualunque parte esse provengano. Proprio un ex garibaldino, proveniente dall’esercito Reale Borbonico sarà il più temuto nemico e diverrà l’invincibile e geniale Generale dei briganti: Carmine DONATELLI detto CROCCO che guidava una massa di duemila uomini agguerriti e feroci. Questo leggendario capo del Brigantaggio lucano post unitario ha scritto le sue memorie in -Come divenni Brigante- ripubblicate da Lacaita nel 1964 e che si ripresentano ai lettori di cento anni dopo, come la testimonianza di una lotta sociale perduta contro padroni vecchi e nuovi che non hanno scrupoli a proporsi come la futura classe dirigente del Paese. Scrive Mario Proto:(5) “Rileggere gli anni del Brigantaggio può essere utile per risalire alle origini di una condizione meridionale che è frutto di responsabilità politiche molteplici, alle quali hanno dato gran parte del loro contributo scelte economiche e culturali radicate sia al Nord che al Sud”. Bisogna comunque sottolineare che all’inizio il brigantaggio è fenomeno politico; in seguito si trasforma in banditismo diffuso ed in arginabile, conseguenza del totale abbandono da parte delle istituzioni e del nascente Stato Italiano. Un racconto dei fatti di Pontelandolfo (BN) avvenuti all’alba del 14 Agosto del 1861, ci viene da Giacinto De Sivo con dovizia di particolari e accorata ricostruzione . Ne abbiamo estrapolato solo poche frasi per riproporre l’atmosfera di una, fra le tante vigliaccate, che i soldati savoiardi al comando del colonnello Negri hanno fatto, vi risparmiamo però i particolari perché troppo cruenti … “Chi dirà lo spavento tra la morte e tra le fiamme di quella città infelice, bruttata da italici rigeneratori! Impotenti contro i tedeschi, contro inermi son prodi.… L’ora mattutina, la nudità, il letto, il sonno, lo spavento, facilità ad esca, ai delitti: stupri orrendi, saccheggi sozzi, arsioni infami… Profanate e saccheggiate le Chiese, gittano l’ostie sante, rubano le pissidi, i voti argentei, e sin la corona della Madonna”. Alessandro Romano su – IL BRIGANTE - scrive: “La lunga stagione delle rappresaglie, dei crimini sui civili, delle violenze sulle donne, dei saccheggi e della devastazione materiale e culturale era iniziata sotto l’ombra funesta della croce savoiarda. I Savoia sono tuttora scomunicati ed anatemizzati per bolla papale di San Pio IX: se è vero che i crimini contro l’umanità non cadono mai in prescrizione, devono rispondere di quanto è stato fatto a questo paese“. Sullo stesso giornale il regista Pasquale SQUITIERI commentando l’arrivo dei Savoia a Napoli, scrive: “Perché accogliamo con l’applauso chi, con la punta delle baionette, con massacri indiscriminati di popolazioni inermi, con il più profondo disprezzo per la nostra tradizione, la nostra cultura, la nostra economia, la nostra dignità, ci ha privati del prestigio di Capitale che avevamo in Europa e nel mondo, ha rapinato banche, industrie, chiese, mulini e perfino capanne di pastori? Perchè prepariamo raffinati menù a chi ci ha imposto la Tassa della Fame?“ e conclude con questa frase: “In mezzo secolo di verità rivelate non siamo stati capaci di riscrivere la storia.“